E’ stata inaugurata l’otto marzo a Soverato, in concomitanza con la festa delle donne, la mostra personale “Sarvata” dell’artista Pina Cerchiaro, un’esposizione organizzata dalla Biblioteca delle Donne con il patrocinio del Comune di Soverato.

La mostra, allestita nella sala consiliare del Municipio e che resterà aperta sino al prossimo 15 marzo, si propone come momento di riflessione sulla creatività artistica e sul valore della memoria e dell’esperienza femminile. Titolo della mostra “La forza delle donne tra creatività, arte e immaginazione.Il progetto espositivo è stato curato dalla professoressa Lara Caccia, docente dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e relatrice della tesi dell’artista, insieme al critico d’arte
Giuseppe Antonio Bagnato. L’artista, Pina Cerchiaro, nata a Lamezia Terme nel 1971, si è formata all’Accademia delle Belle Arti di Catanzaro dove ha conseguito la laurea triennale in Pedagogia e didattica dell’Arte e, dove nell’ottobre del 2025 ,ha completato il suo percorso Accademico con la laurea Specialistica in Pittura. Le sue opere evocano ricordi, nostalgie e frammenti di vita, trasformando il vissuto in narrazione visiva. Questa sensibilità verso la storia ed il territorio l’ha portata a far parte Comitato Volontari del Museo di Feroleto Antico e della biblioteca comunale Scalese di Serrastretta. E’
anche coautrice, insieme ad Antonio Bagnato, del volume edito da La Ruffa Editore “I solchi del tempo”.
Ma tornando all’evento della mostra va sottolineato che l’inaugurazione si è rivelata un momento particolarmente intenso e partecipato, poiché ha dato voce alle storie di molte donne del territorio del Reventino che sono riuscite a riscattare la propria condizione di vita: le “sarvate”, ovvero le “salvate”. Attraverso il linguaggio dell’arte, l’artista restituisce dignità e memoria a queste esperienze
femminili, trasformandole in testimonianze simboliche e universali.L’evento è stato moderato da Maria Procopio, Direttrice Biblioteca delle donne di Soverato, che ha guidato il dibattito e coordinato gli interventi dei relatori, favorendo un momento di confronto partecipato e di approfondimento sui temi della mostra.
A seguire si è svolto un significativo momento di confronto alla presenza del sindaco di Soverato Daniele Vacca e del vicesindaco Emanuela Amoruso, i quali hanno espresso parole di apprezzamento per il lavoro dell’artista, ringraziandola per aver offerto alla città l’opportunità di accogliere un progetto artistico di grande valore culturale e sociale.E’ intervenuta anche Lara Caccia la quale ha evidenziato la bellezza e il significato intrinseco delle opere, sottolineando al contempo la forza e la determinazione di Cerchiaro, la quale, con grande impegno e sacrificio, è riuscita a conseguire la laurea in età matura. Un percorso personale che diventa esso stesso testimonianza di resilienza e di
determinazione.L’artista ha così dato vita e voce alle storie di molte donne del Reventino che, grazie al suo lavoro, continueranno a vivere nella memoria collettiva, offrendo un esempio significativo alle future generazioni.
Intervento di rilievo anche quello di Maria Guccione, socia della Biblioteca delle Donne, che ha proposto un’interessante analisi storica sul ruolo delle donne nella storia dell’arte, evidenziando come numerose artiste abbiano lasciato un segno rilevante nel panorama artistico,
talvolta anticipando percorsi e linguaggi poi attribuiti ad artisti uomini.
Le opere di Pina Cerchiaro si configurano come un vero e proprio viaggio nell’anima delle donne e per le donne. L’artista utilizza la tecnica del ricamo, scelta non casuale, poiché profondamente radicata nella tradizione del lavoro femminile fin dalle origini della civiltà. Il suo lavoro diventa così un gesto simbolico di tessitura della memoria, dei sentimenti e delle esperienze, il tutto avvolto dal bianco, colore che richiama la purezza, l’innocenza e una dimensione di infinito.
La forma ovale, ritagliata nella tela bianca, assume un forte valore simbolico: essa richiama la figura arcaica della dea della fertilità, rimandando alle antiche rappresentazioni della sacralità femminile. Questo simbolismo trova corrispondenza anche nei graffiti e nelle cosiddette coppelle presenti su numerose pietre incise, testimonianze archeologiche che diversi studi fanno risalire al periodo del Neolitico, in particolare all’alto Neolitico. Di queste coppelle è ricco l’intero territorio del Reventino, dove sono state rinvenute su diverse superfici rocciose, confermando la presenza di antichi segni rituali e simbolici legati al culto della fertilità e della natura. All’interno di questo spazio simbolico si intrecciano elementi ancestrali come cuori, piume e ferri arrugginiti, che contribuiscono a costruire una narrazione visiva capace di esprimere e raccontare il complesso e affascinante mondo interiore dell’artista.
L’inaugurazione ha registrato inoltre una significativa partecipazione di pubblico: numerosi fruitori hanno preso parte all’evento, dimostrando grande interesse e rimanendo profondamente colpiti sia dalla forza espressiva delle opere sia dal valore simbolico e culturale del progetto artistico.






