RIFLESSIONI DI UN INTELLETTUALE ESPATRIATO

RIFLESSIONI DI UN INTELLETTUALE ESPATRIATO

Sono passati 16 anni dall’uscita del mio primo romanzo “Non nascondermi il tuo volto”, (La Rondine edizione, pag. 210, anno 2007), giunto dopo la pubblicazione di diversi libri di storia locale, di un libro di poesie e di un libro di racconti dal titolo “Vita nell’Ombra”. “Non nascondermi il tuo volto” è stato il mio romanzo di esordio. Oggi, a distanza di 16 anni,  mi sono andato a rileggere l’introduzione scritta dal giornalista Ugo Floro in quel mio primo romanzo  e mi sono quasi emozionato nella descrizione che il giornalista fa di me. Il motivo è molto semplice. Analizzando tutte le mie opere, nessuna esclusa, indipendentemente dal genere letterario (poesia, racconto, storia locale, narrativa) si percepisce sempre il mio innato ed immenso attaccamento alla mia terra, un amore forse un po smisurato, forse eccessivo che mi porta spesso a litigare, contestare ma dove alla fine prevale sempre un sentimento di amore e di affetto.  E questo è percettibile anche in tutte le mie opere successive a quel romanzo come nel libro dedicato a Feroleto Antico del 2008 che si apre con una mia dichiarazione d’amore al paese, nel libro su Pianopoli del 2009 dove vengono messe in risalto sempre le uniche radici tra i due paesi, nel libro su don Giulio Fazio  del 2016 ed infine anche in questo mio ultimo romanzo autobiografico del 2023 dal titolo “Il coraggio di Cambiare”.

Nelle mie opere c’è sempre sullo sfondo un piccolo paese radicato fortemente nel mio cuore che soffre l’abbandono e la solitudine e cerca di sopravvivere nel tramandare le sue tradizioni e i suoi usi e costumi.

Riflessioni le mie che hanno fatto anche altri critici ma mi limito a riportare solo una parte di quello che il giornalista Floro scrive nell’introduzione al mio romanzo del 1997 “Non nascondermi il tuo volo”:

“Semplice, asciutto, spesso anche autobiografico ma senza invaderti con le sue cose, fotografico nella descrizione (forse stà qui la facilità dei suoi scritti di spiccare il volo verso la rappresentazione visiva) ma non per questo meno suggestivo di altri, lo stile di Franco Falvo ti aiuta a penetrare gli enigmi di un quotidiano che a torto molte volte riteniamo geometrico, routinario, poco appassionante. …..E ‘questa la lezione, per nulla scontata nell’epoca dove signoreggia il virtuale, che traggo dalla letteratura  del quotidiano che Franco esalta senza immettervi inutili esorcizzanti orpelli ma descrivendolo soltanto per come esso è, per la straordinaria capacità che ha di assurgere a palcoscenico di emozioni che pensiamo possono essere originate da situazioni speciali e comunque molto lontane dal nostro quotidiano. Falvo non va con la mente a New York o a Londra per rendere la sua opera piu’ avvincente, non solca con la penna oceani o spazi siderali per adulterare lo scritto.

Le emozioni, belle o brutte che siano, le vertigini del cuore, le piu’ suggestive fonti del desiderio erotico, i traumi che ti possono segnare sono annidate vicino a casa tua, dietro l’angolo di strada, in un paese, ma soprattutto nel tuo animo se è vero (e lo è) come diceva Cicerone, in uno dei suoi rari flash di lirismo che “ l’uomo è un piccolo mondo”, in esso c’è tutto, basta saperlo esplorare.

Franco ama visceralmente la sua piccola-grande Feroleto ma anche il comprensorio che la circonda, eppure non usa l’enfasi per descrivere i tratti salienti e non ricorre (la sfiora soltanto) alla sua storia per magnificarne il passato.

Gli occhi di Chiara, in precedenza il passaggio galeotto alla misteriosa Anna dalla quale origina di tutto e di piu’, l’ambiguità del sentimento verso Emi, la carica spirituale di Maria, sullo sfondo una grande fede che attenua i funambolismi di un percorso professionale e di vita che nella nostra società meridionale sa essere accidentato e crudele al tempo stesso portandoti dalle stelle di una comoda scrivania alle stalle di un lavoro manuale che non hai mai fatto. Tutti eventi che rendono il quotidiano eccezionale ma che di esso non sono parti integranti…….L’importante, come Franco ci insegna con la sua scrittura fotografica , è di non pensare che il nostro paese ci abbia già dato tutto e che sia un terreno ormai incolto.  

(UGO FLORO giornalista)

 

 

Franco Falvo

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