BUON COMPLEANNO ITALIA: RAFFAELE CARBONARI E STEFANO FIORESTA, DUE GARIBALDINI CON UN PO DI SANGUE FEROLETANO E PIANOPOLETANO!!

BUON COMPLEANNO ITALIA: RAFFAELE CARBONARI E STEFANO FIORESTA, DUE GARIBALDINI CON UN PO DI SANGUE FEROLETANO E PIANOPOLETANO!!

PANORAMA DI FEROLETO ANTICO

PANORAMA DI FEROLETO ANTICO

BUON COMPLEANNO ITALIA. In questi giorni sono migliaia  e migliaia in tutt’Italia  le manifestazioni tese a ricordare  questo grande evento costato la vita a molti patrioti.  La spedizione dei Mille del 1860 ha fatto molto parlare di se per l’eroicità dell’impresa e a tal proposito mi sembra giusto far emergere  alcuni personaggi locali legati in un certo senso a questo evento, uno originario, da parte della madre, di Feroleto Antico e l’altro invece sacerdote di Pianopoli. Il primo di questi è  Raffaele Carbonari , nato a Catanzaro il 21 novembre del 1812 da Domenico e da Artemisia Torcia di Feroleto Antico. I Torcia sono una famiglia originaria di Serrastretta   giunta a Feroleto Antico verso la fine del 1700 in quanto uno di loro, don Antonio Torcia,  sposò una donna del posto appartenente alla famiglia Aiello. Questo ebbe due figli ed uno di loro  sposò una signora di Monteleone ( l’attuale Vibo) e stabilì la sua dimora  nel casino del fondo Bonocampo, per intenderci quello che fu acquistato successivamente dai Comas.  Raffaele Carbonari era ingegnere, architetto e consigliere comunale. Partecipò ai moti  del 1848 e del 1850. Già nel 1850 fu preso di mira  dalla polizia  e dovette rifugiarsi  a Malta. A Torino incontrò Raffaele Poerio e da qui la decisione di partecipare all’ Unità d’Italia salpando da Quarto con i mille. Fu capitano del Genio, colonnello della riserva, cavaliere dell’ordine  della corona d’Italia. Virtuoso, illuminato patriota, stimato, dai concittadini, buon cristiano e benefattore ricevette per telegrafo la benedizione del Papa. Morì a Catanzaro  il primo luglio 1881. Il prete Stefano Fioresta di Pianopoli invece  il 18 aprile del 1882 in una casetta  venne barbaramente assassinato a colpi di scure sulla testa. Egli dimorava  in solitudine  in contrada valle di Canna in un suo fondo di Pianopoli. Il prete era noto per aver partecipato  alle vicende garibaldine  come cappellano di marina. Si pensò prima a qualche vendetta d’onore  ma subito dopo  vennero arrestati  due suoi giovani nipoti che lo avrebbero ucciso per interesse. Il processo ai nipoti avvenne nel luglio del 1884 presso la corte d’Assise di Nicastro e uno fu condannato ai lavori forzati l’altro a dieci anni di carcere per complicità.

FRANCO FALVO

(Bibliografia: I mille in Calabria, a firma di Giuseppe Masi detto “Lo Zera” su Storicità;  Feroleto Antico nell’ottocento, quaderni feroletani a cura di Rodolfo Donato, pag. 342).

Franco Falvo

I commenti sono chiusi.