Con il mercoledi’ delle Ceneri siamo entrati nel tempo quaresimale che si conclude il giovedi Santo.
Sono molte le usanze e le tradizioni legate a questa importante ricorrenza religiosa. Da noi, vige l’usanza, di utilizzare ancora le bammbole di pezza chiamate “Corajisima” e di percuotere, il Giovedi Santo quando le campane smettono di suonare, u *Tirri-tirri”, strumento realizzato in legno che emana un particolare suono, per richiamare i fedeli.
Ma per quanto riguarda Corajisima mi piace riportare la descrizione di questa ricorrenza – molto sentita nel nostro territorio – di Pina Cerchiaro, esperta d’arte ma soprattutto appassionata delle nostre tradizioni locali.
Ecco come ci descrive Corajisima e tutti i simboli attribuiti a questa bambola di pezza nella ricorrenza quaresimale:
“Con l ‘ inizio della quaresima, nel calendario liturgico cristiano -scrive Pina Cerchiaro- si apre un
tempo forte di conversione, penitenza e preghiera.Questo periodo, che dura quaranta giorni e prepara alla Pasqua, richiama simbolicamente i quaranta giorni trascorsi da Gesù Cristo nel deserto. Tradizionalmente la Quaresima e’ caratterizzata dall’ astinenza dalle carni, dal digiuno e da una maggiore intensità spirituale, ma accanto alla dimensione religiosa ufficiale si sono sviluppate, nel corso dei secoli, suggestive tradizioni popolari. A Feroleto A, in provincia di Catanzaro, era diffusa l’ usanza di rappresentare la Quaresima attraverso una pupazza di stracci, chiamata localmente ” Corajisima”. Questa figura femminile, realizzata con materiali poveri, veniva collocata, sull uscio delle case, appesa tra due balconi divisi da un vicolo,oppure sospesa tra i filari dei salumi nelle dispense. La sua presenza segnava visivamente l ‘ inizio del periodo quaresimale e fungeva da monito simbolico per la comunità. Alla pupazza venivano applicati diversi oggetti dal forte valore simbolico: un
fuso, una pannocchia, una sarda e un ‘ arancia (talvolta sostituita da una patata) nella quale erano i nfilate sette penne di Gallina. Il fuso e la pannocchia rimandano a simbolico arcaici legati alla tessitura e al ciclo della vita. Nell’ antica Grecia, l ‘ arte del filare era posta sotto la protezione di Atena, dea della sapienza e delle arti femminili. Inoltre, il filo richiama le Moire (corrispondenti delle Parche romane), che secondo il mito filano, misurano e recidono il filo della vita di ogni essere umano, evocando così il tema del tempo e del destino. L’ arancia, con il suo colore dorato, rapresenta il sole, la luce elaborare fertilità, elementi che richiamano la speranza della rinascita pasquale. La sarda, alimento povero e conservato sotto sale, simbole invece la penitenza e l ‘ astinenza dalle carni durante i quaranta giorni quaresimale. Le sette penne di gallina rappresentano le sette domeniche che precedono la Pasqua: ogni domenica ne veniva rimossa una, scandendo il tempo dell ‘ attesa fino alla Resurrezione. A Serrastretta, comune limitrofo, le sette penne assumevano nomi propri – Anna, Susanna, Rebecca, Diana, Lazzaro, Parma, e Santu. Questa tradizione dimostra come la Quaresima, pur essendo un periodo profondamente cristiano, si sia intrecciata nel tempo con elementi simbolici di origine piu’ antica, fondendo religione , mito e cultura popolare. La Corajisima non era soltanto un segno di penitenza, ma anche un potente simbolo identitaria capace di raccontare ls memoria collettiva e la ricchezza antropologica del territorio.”
