FEROLETO ANTICO: CROLLA L’ANTICA E STORICA “TORRETTA DI PONTICO”

FEROLETO ANTICO: CROLLA L’ANTICA E STORICA “TORRETTA DI PONTICO”

Purtroppo Feroleto Antico continua a perdere pezzi del suo passato, delle sue radici, del suo orgoglioso vissuto. Fra chiese, conventi, palazzi e simboli vari che hanno dominato la nostra storia passata, oggi ben

il dott. Giuseppe Antonio Bagnato

poco ci rimane  e quel ben poco, purtroppo, stiamo rischiando di perderlo per mancanza di interesse, di interventi mirati o per la mancanza di scarsa conoscenza del nostro territorio. Mi è giunta la segnalazione di un’altra storica perdita nel nostro territorio, un qualcosa che apparteneva al passato situato nelle nostre campagne, in loc. Pontico di Feroleto Antico, e che tanto tempo fa, dalle testimonianze ancora presenti sul territorio, era sicuramente una zona florida ed abitata, citata addirittura dal Pacichelli ed indicata nella sua famora stampa. Ma lascio relazionare su questa ennesima perdita storica  il dott. GIUSEPPE ANTONIO BAGNATO, che mi ha informato dell’accaduto. Membro del comitato del Museo di Palazzo Cosentini a Feroleto (CZ), il dott. Giuseppe Antonio Bagnato si è laureato in Didattica dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e in Visual Cultures e Pratiche Curatoriali presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Ecco quanto scrive a tal proposito: 

“Nel cuore del “Bosco Regio”, tra i comuni di Feroleto Antico e Pianopoli, in provincia di Catanzaro, si trova un luogo dimenticato, oggi avvolto nell’oblio. Poche e frammentarie tracce di muretti a secco delimitano un’area perimetrale di ben 11.410 metri quadrati, ai margini del fiume Badia, in località Pontico, adiacente alla contrada Palazzo. Questi resti costituiscono la testimonianza silenziosa di un passato che rischia di essere cancellato per sempre.

Accanto alle consolidate ipotesi che identificano l’area come un “orto concluso”, si affaccia un’altra suggestiva possibilità: quella di attribuire il sito al palazzo perduto dell’imperatore Federico II. Oltre alle possenti mura, alte fino a quattro metri, colpiscono l’ampiezza del perimetro e la sua forma quadrangolare, elemento distintivo di molte costruzioni di epoca federiciana. La presenza, a circa 300 metri, di un acquedotto e dei relativi trappeti ad acqua suggerisce inoltre l’esistenza di un sistema idrico particolarmente avanzato, coerente con le competenze ingegneristiche attribuite a Federico II. Un ulteriore elemento di riflessione emerge da una stampa seicentesca del Pacichelli, nella quale il vecchio monastero degli Agostiniani — oggi identificato nella località Palazzo di Pianopoli — e il presunto palazzo federiciano risultano rappresentati come complessi distinti e separati. Alcuni studiosi hanno inoltre individuato affinità tra questa struttura e il castello di Pontico; tale ipotesi è stata tuttavia respinta da Rodolfo Donato nei Quaderni Feroletani, secondo cui il castello di Pontico coinciderebbe invece con il Palazzo dei Comas, chiaramente individuabile nelle particelle catastali.

Al di là della sua precisa identificazione storica, tra ipotesi e suggestioni, il sito conserva un fascino indiscutibile: un luogo in cui le tracce del passato si stratificano come fogli sovrapposti, ma che oggi rischia concretamente di scomparire. Le intense piogge dei mesi scorsi hanno infatti provocato il crollo irreversibile della torretta esterna al perimetro murario. Le macerie hanno invaso e ostruito il passaggio verso la strada che conduce al vecchio mulino e al fiume. Questo evento evidenzia ancora una volta la fragilità di tali luoghi, che, indipendentemente dalla loro precisa identificazione storica, restano testimonianze preziose del passaggio dell’uomo nel tempo. 

In questo contesto, emerge con forza il valore dei Beni Culturali, non solo come eredità del passato, ma come risorsa viva per il presente e il futuro delle comunità. La loro tutela e valorizzazione rappresentano un dovere collettivo, capace di generare consapevolezza, identità e sviluppo sostenibile. È auspicabile che episodi tanto negativi possano trasformarsi in occasioni di riscatto, stimolando interventi di prevenzione e tutela, finalizzati alla salvaguardia e valorizzazione delle radici culturali e antropologiche del territorio. Le evidenti fratture che si aprono tra le mura ormai indebolite rendono urbiadite e racconti frammentari, custoditi nei libri locali come ultime tracce di memoria. È necessario agire affinché ciò che ancora esiste possa essere preservato.

In questa direzione si inserisce l’iniziativa di promozione territoriale che si terrà il 10 maggio, promossa dalla Pro Loco di Feroleto Antico APS: una passeggiata volta alla riscoperta del sito, che condurrà i partecipanti lungo il perimetro murario e fino al vicino acquedotto, offrendo un’occasione concreta di conoscenza e valorizzazione del luogo. Serve maggiore consapevolezza e un’attenzione mediatica più ampia verso siti che potrebbero rappresentare una risorsa sostenibile e turistica per questi territori. Ben venga, dunque, il dibattito — anche critico — perché il pericolo più grande resta la negligenza, l’oblio e la perdita di ciò che ci ha preceduto. Urgente un intervento: senza azioni tempestive, di questo luogo rischieranno di restare soltanto fotografie .”

Giuseppe Antonio Bagnato

Franco Falvo

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