L’ERBA DELL’ASCENSIONE O ERBA SANTA:UN ANTICA TRADIZIONE POPOLARE CALABRESE

L’ERBA DELL’ASCENSIONE O ERBA SANTA:UN ANTICA TRADIZIONE POPOLARE CALABRESE

Anche se la Pasqua è passata da un po di tempo ancora continuano i culti ad essa legati, culti che iniziano con la Quaresima, periodo di preparazione alla Pasqua e che si concludono con l’Ascensione e  con la Pentecoste. Ed  è proprio la Pentecoste  che collega il digiuno e la penitenza  prima della morte di Gesu’ alla gioia della Resurrezione e alla discesa dello Spirito Santo. Nella settimana scorsa in tutte le nostre chiese si è celebrata l`Ascensione, la solennitä che commemora la salita di Gesu’ al Cielo.

Di questo culto, legato un po anche alle nostre tradizioni calabresi, Pina Cerchiaro, ne chiarisce alcuni aspetti molto interessanti. Ecco quanto scrive l’esperta d’arte e  cultrice di storia e tradizioni locali su questo argomento.

“Il culto dell’“Erba dell’Ascensione” affonda le sue radici in tempi antichissimi. Questa pianta, considerata magica e beneaugurante, veniva utilizzata da guaritori e donne del popolo in molte zone della Calabria e del Sud Italia. Con l’avvento del Cristianesimo, però, all’erba fu attribuito

anche un significato religioso: veniva benedetta e custodita nelle case come simbolo di protezione per la famiglia e per l’abitazione.

L’Ascensione, nella tradizione cristiana, si celebra quaranta giorni dopo la Pasqua e ricorda l’ascesa di Gesù al cielo. Secondo la leggenda popolare, soltanto l’Erba dell’Ascensione ebbe la forza di “sollevarsi” per guardare lo splendore divino del Signore. Da qui nasce il suo valore sacro e simbolico.

 

La pianta, conosciuta scientificamente come Sedum cepaea, cresce spesso nei luoghi ombrosi e tra i muretti a secco. Il rito tradizionale prevedeva che, il giovedì dell’Ascensione, prima dell’alba, le donne si recassero a raccoglierla recitando una preghiera tramandata oralmente. Nei dintorni di Feroleto Antico, ad esempio, si diceva:

“Erva, erva Santa, Gesù Cristu supra a Terra la scarminava.
Ccu le manu la coglia e ccu la vucca a benedicia.

Un altra preghiera :

“Erva Santerva u Signure  e scisu nterra cu le manu te scarpinau’ cu, la vucca te benedisse erva Santerva ricordate chi te disse.”

Questa invocazione serviva ad attirare il potere protettivo e profetico della pianta.

Una volta tornate a casa, le donne ripulivano l’erba dal terriccio e preparavano piccoli mazzetti, uno per ogni componente della famiglia. Legati con uno spago, venivano appesi ai capezzali dei letti, accanto alle immagini sacre o fissati alle pareti della casa.

Secondo la tradizione, se nei giorni successivi i fiori si sollevavano verso l’alto e sbocciavano rigogliosi, ciò era considerato segno di grazie divine, salute e abbondanza nei raccolti. Se invece la pianta appassiva, veniva interpretata come presagio di sfortuna, malattie o difficoltà per l’anno a venire.

La tradizione popolare distingueva inoltre due varianti dell’erba:

  • quella con foglie appuntite e fiori bianchi era associata a Gesù; 
  • quella con foglie arrotondate e fiori rosa era invece dedicata alla Madonna. 

 Gli altarini di maggio dedicati alla Madonna

Un’altra antica usanza, oggi quasi scomparsa, era quella degli altarini mariani nel mese di maggio. Nelle case, soprattutto nelle frazioni e nei luoghi lontani dalle chiese, si allestiva un piccolo altare con l’immagine o la statua della Madonna, adornata con fiori, un lume acceso e il rosario.

Ogni sera le famiglie e i vicini si riunivano per recitare il Rosario in suo onore, trasformando questi semplici altarini in luoghi di preghiera e di comunità.

Anche questa tradizione ha origini molto antiche: il mese di maggio, infatti, nel mondo pagano era dedicato alla dea Maia, simbolo della rinascita e della fertilità. Con il Cristianesimo, tale ricorrenza venne reinterpretata e consacrata a Maria, Madre di Dio.

Sono tradizioni che raccontano una Calabria profondamente legata alla fede, alla natura e ai simboli tramandati di generazione in generazione. (Pina Cerchiaro)”

 

Franco Falvo

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